5. Il confronto. Ecco un caso in cui la tela di un cosiddetto “minore” messa a confronto con una – di uguale soggetto, composizione ed epoca – di un mostro sacro della pittura, risulta esserne addirittura superiore. Cominciamo dallo sguardo della Maddalena, in entrambi, rivolto verso il cielo, ma in Reni ci appare estatico, distaccato, probabilmente il suo affidarsi a Dio la rende una penitente senza pena, lì dove in Mellin è struggentemente malinconico. Un moto di dolore per l’attesa della vita eterna rende la sua “penitenza” molto più reale e credibile. La tela del francese, inoltre, è caratterizzata da volumi resi ottimamente, basti notare il gomito e ancor più il ginocchio che sembra uscire dalla tela. Luminismo e colorismo mi sembrano migliori in Mellin, dove la luce arriva più viva sul corpo e sulla tunica rendendo il gioco del chiaroscuro più riuscito che nel corrispettivo di Reni, per non parlare del colore delle nuvole al tramonto, che richiamano lo struggersi della maddalena “francese”. Questo almeno è il mio parere di non-esperto, senza la pretesa che debba essere condiviso. Al contrario, è la mia soggettiva esperienza emotiva di fronte alla tela.