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Museo Accorsi Ometto

La Sapienza del Bello

Mai avrei pensato di potermi emozionare di fronte a pezzi di antiquariato. Il fatto è che il Museo Accorsi Ometto è un vero e proprio scrigno di tesori, e anche i profani come me, trovandosi circondati da cotanta ricchezza e stimolati da una guida competente e appassionata riescono a comprendere - e quindi a goderne - quanto preziosi siano le collezioni ivi custodite. Confesso: ci sono entrato per caso, attratto dalla mostra sul Sodoma che era allestita nelle sale destinate alle esibizioni temporanee ma non mi sono lasciato sfuggire l'occasione di conoscere le sale del Museo. In quelle sale, uno dei più grandi antiquari del novecento, Pietro Accorsi, e in seguito il suo più stretto collaboratore, Giulio Ometto, hanno raccolto collezioni di oggetti preziosi, opere d'arte, e singoli pezzi d'antiquariato dal valore inestimabile come, ad esempio, il mobile considerato il più bello del mondo.

Il percorso museale

Una parte del piano nobile di Palazzo Accorsi è stato allestito con le collezioni che l’antiquario aveva raccolto a Villa Paola, sua residenza privata di Moncalieri, nonché quelle che erano già in mostra nel Palazzo che per anni fu il suo ufficio di rappresentanza e punto vendita. Oggi il Palazzo, completamente ristrutturato, ospita il Museo voluto da Accorsi e diretto dal 1999 al 2019 da Ometto.
◀️ Seconda sala Cignaroli, con mobili di Piffetti del 1700.

Prima sala Cignaroli con i tre dipinti di Vittorio Amedeo Cignaroli (1730-1800)

Scrittoio di Pietro Piffetti

La “Camera da letto veneziana” 🔽 raccoglie pezzi d’arredo di provenienza veneta di gusto roccocò. I quadri alle pareti sono sempre del Cignaroli, ma gli elementi che caratterizzano questa sala sono le porte e le sovrapporte intagliate e dorate che ospitano dipinti di soggetto marino. Una curiosità è la macchina per le votazioni: si infilava il braccio senza far vedere dove si sospingeva la pallina (o carta arrotolata), nel sì o nel no.

Macchina per le votazioni

La camera da letto veneziana

Camera da letto di Pietro Accorsi
◀️ Vista completa con la guida che ci ha accompagnato.
◀️🔽 Particolare con il dipinto di François Boucher (1703-1770) e uno dei due armadi pensili intarsiati di Pietro Piffetti.
🔽 Particolare con il letto “à la Duchesse”, il doppio corpo tardo-barocco (manifattura parmense) e la scrivania genovese di metà ‘700.

Salotto Luigi XV

Tavolino di Pietro Piffeti

La Camera da letto Bandera deriva il nome dal tipico “ricamo bandera“, usato nelle corti piemontesi del XVIII secolo, su un particolare tessuto detto “tela bandera“, che ricopre il letto e il suo baldacchino. Da notare i riferimenti all’Oriente, anche nel bizzarro centrotavola piemontese che riproduce una pagoda al centro di un florido giardino. Le angoliere sono state dipinte da Vittorio Amedeo Cignaroli (1730-1800).
Il Salone Piffetti, invece, deriva il suo nome dal famoso ebanista Pietro Piffetti (abbiamo già incontrato alcuni mobili intarsiati) autore del “mobile più bello del mondo”, un doppio corpo  del 1738 in legno, avorio e tartaruga, capolavoro del tardo barocco piemontese. Preziosi anche i due globi olandesi di metà seicento (globo terrestre e globo celeste). Bellissimo l’arazzo che sovrasta la scrivania di Jacques Bircklé (1734-1803).
Eccolo il mobile considerato dalla critica internazionale il più bello del mondo: un “doppio corpo” del maestro Pietro Piffetti. In queste foto lo vedete chiuso, ma potete “esplorarlo” da vicino sul sito del Museo a questo link. Vale la pena!

La curiosità:

Sapete che isola è quella disegnata a sinistra sul mappamondo?

In realtà, non è un’isola: si tratta della penisola della Baja California.
I globi sono stati realizzati a metà ‘600, quando ancora non era stata esplorata tutta e non avevano scoperto si trattasse di una penisola.

Il Salotto della Musica ◀️ ospita un forte-piano del 1808, l’arpa opera di Jacques-Georges Cousineau, maestro di musica da camera di Maria Antonietta, e i ritratti di Luigi Stanislao di Borbone e Maria Giuseppina di Savoia, conti di Provenza, dipinti nel 1771 da François-Hubert Drovais (1727-1775). Il Salone Luigi XVI invece presenta un doppio corpo in maiolica di Pesaro🔽 e una copia in marmo della “Paolina Bonaparte” del Canova, ◀️🔽 di Cesare Fossi.

Copia in marmo dela “Paolina Borghese” del Canova,
opera di Cesare Fossi (seconda metà del XIX secolo)

… e vaso in porcellana, dipinto nel 1808 da Jacques-François-Joseph Swebach-Desfontaines (1769-1823)

La sala da pranzo 🔽 ha le pareti interamente decorate con motivi vegetali con uccelli di ogni tipo e colore. Sulla tavola◀️🔽un servizio in porcellana fa bella mostra di sé. A me sono piaciute molto le piccole salsiere che andavano di moda nel ‘700. Sono delle piccole coppette con il coperchio per non far raffreddare la salsa da aggiungere alle pietanze. La sala da pranzo è seguita da una sala con vetrine dove sono esposte molte collezioni da tavola. Mi ha colpito questa saliera che vedete nella foto◀️. Almeno credo si tratti di un porta sale e pepe… altrimenti, a cosa potrebbe servire secondo voi?

Dopo la Sala delle porcellane, la Sala delle maioliche, e la sala Graneri con la tela “La Piazza del mercato delle frutta a Torino” di Giovanni Michele Graneri (1708-1762), si arriva alle cucine🔽, con ben 380 forme di rame alle pareti. Prima, però, ci si imbatte in una vetrina dove è in mostra un oggetto molto particolare: un vassoio da parata di manifattura napoletana, ◀️ donato da papa Benedetto XIV al marchese Del Carretto di Gorzegno.

La curiosità:

Lo sapete di che materiale è fatto questo vassoio napoletano creato nel 1745?

Si tratta di un carapace di tartaruga, bagnato e steso.
Potete notare le striature accendendo una luce posteriore.
Per saperne di più potete consultare il repertorio del Museo.

I consigli di Travelsemotions

Bunèt, il dolce delle Langhe

Tutte le foto di questa pagina sono state scattate il 06 aprile 2026.
Copertina: “Le Fondamenta Nuove di Venezia con la Laguna e l’Isola di San Michele”, olio su tela di Francesco Guardi e bottega, del 1758.
Angolo del Buongustaio: Il bunèt è un dolce al cucchiaio fatto con uova, latte, zucchero, cacao, rum e amaretti, tipico piemontese, diffuso soprattutto nelle Langhe e nel Monferrato.
La riproduzione delle opere non ha alcuno scopo commerciale, ma solo quello di promuovere il Museo e stimolare nei lettori la voglia di visitarlo.

Biglietto d’Ingresso:
Museo Accorsi Ometto
Clicca sul biglietto d’ingresso per saperne di più sul Museo di Arti Decorative Accorsi Ometto

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