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Memoriale del genocidio
Kigali

Ricordare per rinascere

Se vi trovate a passare per Kigali, magari di ritorno da un avventuroso safari per vedere i gorilla di montagna, non dimenticate di visitare il Memoriale del genocidio perpetrato dagli Hutu ai danni dei Tutsi nell'aprile 1994. Sarà un momento di riflessione difficile ma doveroso e utile. Non solo per conoscere o ricordare le vicende di quel drammatico evento, ma anche per riflettere su tutti i genocidi (ci sono sezioni dedicate alla seconda guerra mondiale, alla Cambogia di Pol Pot e alla guerra dei Balcani, tra cui la strage di Srebrenica) e soprattutto per confrontarsi con un cammino di pace e riconciliazione quanto mai necessario per le nuove generazioni. Oltre che un luogo di commemorazione il Memoriale vuole essere, infatti, anche e soprattutto uno spazio educativo per ispirare scolaresche, gruppi della società civile e comitive di turisti. Vuole dimostrare che la rinascita è possibile, anche dopo essere scesi nell'abisso più oscuro della perdita totale di umanità. Un'umanità che riconoscerete nelle molteplici testimonianze di persone che hanno avuto il coraggio di opporsi a tutta questa follia e hanno rischiato la loro vita per salvare quella degli altri. Testimonianze che saranno il souvenir più bello.

Il Memoriale: un luogo da visitare, da vivere, da frequentare

1. L’ingresso al Memoriale
Il Kigali Genocide Memorial si trova nel quartiere di Gisozi ed è costituito da un percorso esterno e un altro all’interno del padiglione espositivo, dove le fotografie non sono permesse. In questa pagina troverete, pertanto, solo le foto del percorso esterno, costituito a sua volta da tredici tappe, attraverso giardini, statue e fontane, fino ad arrivare alle sepolture vere e proprie.
2. Il percorso esterno 
“Kwibuka” in  lingua kinyarwanda significa “ricordare”. “31” si riferisce agli anni che sono trascorsi, ad oggi, dal 1994. La visita inizia guardando un video introduttivo che spiega sinteticamente gli avvenimenti e prepara i visitatori alla fruizione del memoriale sia come luogo commemorativo che come centro educativo e, più in generale, di approfondimento sul tema del genocidio.
3. Le sepolture (segnalate con il numero 3 nella mappa)
Qui si trovano i resti di alcune centinaia di vittime, che vengono seppellite, mano a mano che le ossa vengono rinvenute, riconosciute tramite analisi del DNA e restituite all’affetto dei propri cari che, in questa maniera, possono frequentare il Memoriale come un vero e proprio cimitero.
4. The rose gardens (8)

Dopo aver visitato la prima fila di sepolture (3) si ritorna al cortile centrale (2) e si segue il percorso esterno dal numero 7 fino al numero 13. Poi la visita prosegue all’interno del Museo. Il numero 8 è il giardino delle rose, che rappresenta la diversità delle culture presenti in Rwanda e nel continente africano, prima del genocidio.

5. The Garden of Division (10)
Oltrepassato il “Garden of Unity” che rappresenta l’unità del Rwanda prima del genocidio, si arriva al “Garden of Division”. La divisione della società ruandese è rappresentata dalla forma della vasca a sei punte. Intorno alla vasca ci sono sei panchine dove i visitatori si trovano, isolati, a riflettere sul dramma della divisione che ha portato il Paese al massacro.
6. The Garden of Reconciliation (11)
L’ultimo giardino del percorso è costituito da una fontana di roccia, posta al centro, che rappresenta la forza della Nazione riunita dopo il genocidio, circondata da cinque aiuole che rappresentano i cinque Paesi confinanti. L’elefante, simbolo di forza, porta all’orecchio un cellulare, simboleggiando l’annuncio dell’avvenuta riconciliazione a tutto il mondo.
7. Dopo i giardini il percorso prosegue con le altre sepolture (12) affiancate da vialetti bordati da aiuole e circondate da tanto verde.

8. Il muro dei nomi (13)
Infine si arriva al “Muro dei nomi” dove, mano a mano che avviene il riconoscimento dei resti delle vittime, viene aggiornato l’elenco dei nomi.

9. Risalendo verso il cortile d’ingresso, si passa davanti l’auditorium nei pressi del quale si trova anche una scultura in metallo che riporta gli anni che sono trascorsi dal 1994. Potete notare anche qui il numero “31”.

I consigli di Travelsemotions

Tutte le foto di questa pagina sono state scattate il 28 marzo 2026.
Copertina: Il piazzale antistante il Memorial Building.
Mappamondo: Cestino dalla forma originale realizzato dalla Cooperativa di donne “Imbere Heza”, fondata da 16 donne sopravvissute al genocidio. Acquistato allo shop del Memoriale dove potrete trovare una vasta gamma di libri sulla vicenda ruandese, soprattutto in inglese, ma anche in francese.

Biglietto d’Ingresso:
Kigali Genocide Memorial
Clicca sul biglietto d’ingresso per saperne di più sul Kigali Genocide Memorial

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