Travels Emotions

Gallerie Nazionali d'Arte Antica
Palazzo Barberini

Sorprendersi tre volte!

Ricordo di aver approfittato di Musei Aperti, la prima domenica del mese di aprile 2025 per ritornare dopo 25 anni a visitare Palazzo Barberini. Non ricordavo, quindi, cosa fosse contenuto in questo magnifico scrigno di tesori d'arte antica. La prima sorpresa è stata quella di poter ammirare straordinari dipinti di artisti "minori". Questa è stata l'emozione quando, appena mostrato il biglietto e varcata la soglia della prima sala, mi sono trovato di fronte all'intensa ed elegante Maria Maddalena di Piero di Cosimo. Emozione che si può provare ancora ripetute volte, ad esempio di fronte alla conturbante Giuditta di un autore poco noto in Italia, il fiammingo Jan Massijs, oppure al cospetto del vecchio San Girolamo, assorto nei suoi pensieri, di Lionello Spada, anch'egli poco noto al grande pubblico. La seconda sorpresa è stata quella di incontrare, al contrario, un riconosciuto capolavoro, la Fornarina di Raffaello, che non ricordavo si trovasse proprio a Palazzo Barberini. E infine, la gioia immensa di rivedere, dopo averla ammirata a Forlì, in una monografica dedicata al Cagnacci nel lontano 2008, la stupenda, inarrivabile Maddalena del pittore romagnolo. Sorprese che hanno fatto di una domenica di primavera qualunque un momento di intima soddisfazione, crescita culturale e compiaciuto stupore!

Quando i "minori" salgono in cattedra

1. “Maria Maddalena” (1495-1500) di Piero di Lorenzo Ubaldini detto Piero di Cosimo (1462-1522)
Questa Maddalena non è “penitente”, non c’è sofferenza, non c’è isolamento, non c’è meditazione sulla morte. Il teschio, infatti, non c’è, ma c’è il contenitore simbolo dei peccati. Atto di devozione e non di caducità, a conferma che il peccato può essere redento anche attraverso una vita casta, come quella di una nobildonna educata ed elegante. Lo sguardo sereno, di chi ha trovato il conforto nelle Sacre Scritture, pare confermarlo.

2. “Le tre parche” (1530-1540) di Marco Bigio (1500-1550)
Le tre parche sono tre fanciulle giovani con corpi androgini a valorizzare la perfezione della Natura, elemento fondamentale per poter comprendere la complessa simbologia che affonda le sue radici nelle teorie alchemiche dell’epoca. Mi riferisco alla ciclicità vita-morte, qui rappresentata dalla posizione delle tre Parche: a destra Cloto, la nascita (filo bianco), al centro (e non a destra come consueto) Atropos, la morte, e a sinistra Lachesis, che rappresenta lo scorrere della vita (cigni bianchi). La simbologia alchemica, attraverso la fase della nigredo, della albedo e della rubedo, ritorna ciclicamente al drappo rosso dietro Cloto. Per saperne di più: Aboutartonline

3. “Giuditta e Oloferne” (1540-1550) di Jan Massijs (1505-1575). Giuditta è qui rappresentata come “femme fatale” più che come eroina cattolica. Anzi, la tradizione nord-europea sovente ha utilizzato il mito con intento moralizzatore, rispetto alla pericolosa fascinazione femminile che, tramite l’inganno, porta alla rovina. Cliché che ha trovato meno terreno fertile nella penisola. Ecco perché non siamo abituati a una Giuditta nuda, coraggiosa sì, ma non spavalda.

4. “San Girolamo” (1611-1615) di Lionello Spada (1576-1622)

5. Il confronto. Ecco un caso in cui la tela di un cosiddetto “minore” messa a confronto con una – di uguale soggetto, composizione ed epoca – di un mostro sacro della pittura, risulta esserne addirittura superiore. Cominciamo dallo sguardo della Maddalena, in entrambi, rivolto verso il cielo, ma in Reni ci appare estatico, distaccato, probabilmente il suo affidarsi a Dio la rende una penitente senza pena, lì dove in Mellin è struggentemente malinconico. Un moto di dolore per l’attesa della vita eterna rende la sua “penitenza” molto più reale e credibile. La tela del francese, inoltre, è caratterizzata da volumi resi ottimamente, basti notare il gomito e ancor più il ginocchio che sembra uscire dalla tela. Luminismo e colorismo mi sembrano migliori in Mellin, dove la luce arriva più viva sul corpo e sulla tunica rendendo il gioco del chiaroscuro più riuscito che nel corrispettivo di Reni, per non parlare del colore delle nuvole al tramonto, che richiamano lo struggersi della maddalena “francese”. Questo almeno è il mio parere di non-esperto, senza la pretesa che debba essere condiviso. Al contrario, è la mia soggettiva esperienza emotiva di fronte alla tela.

“Maddalena penitente” 1626-1627
Charles Mellin (1597-1649)
“Maddalena penitente” 1631-1632
Guido Reni (1575-1642)

La più famosa

“La fornarina” 1520
Raffaello Sanzio (1483-1520)

Il capolavoro da non perdere

“Maria Maddalena” 1626-1627
Guido Cagnacci (1601-1663)

Le sorprese non sono finite...

6. Il confronto: Osservate il “Ritratto di uomo” di Bartolomeo Veneto e il più famoso ritratto di Lucrezia Borgia, conservato allo Städel di Francoforte. Il vero nome del dipinto è “Idealised Portrait of a Young Woman as Flora” ma per molto tempo si è pensato che rappresentasse appunto la nobildonna, andata in moglie ad Alfonso I d’Este, le cui stanze alla corte ferrarese furono appunto affrescate dal Nostro. Notate le differenze? La ricercatezza nei particolari dei tessuti (molto più dettagliati in Flora) così come nella resa dei capelli, i gioielli, nonché la resa dei volumi fanno del dipinto di Francoforte la testimonianza più importante del pittore veneziano. Eppure, al di là di tutte le differenze gli occhi sono gli stessi. Li differenzia solo un leggero sorriso della donna, assente nell’uomo, che invece inarca leggermente il sopracciglio, ma lo sguardo è lo stesso: ci interroga, ci invita a relazionarci con i personaggi.

“Ritratto di gentiluomo” 1515-1520
“Flora” 1520
Städel Museum, Francoforte

7. “Ritratto di Stefano IV Colonna” 1546 di Angelo di Cosimo Tori detto il Bronzino (1503-1572)
Bronzino era pittore di corte di Cosimo I de’ Medici, mentre il Colonna ne fu luogotenente. In questo omaggio al valoroso condottiero si può notare come le scelte compositive, il virtuosismo nel colore (notate ad esempio i riflessi dell’armatura) per non parlare delle mani (di cui vi offro i primi piani), lo iscrivono a pieno diritto nella corrente manierista fiorentina, anzi, ne fanno uno dei massimi esponenti. Se invece ne volete ammirare i volumi del nudo, osservate la Venere del Szépművészeti, o la Venere della National Gallery.

8. “San Girolamo sigilla una lettera” (1617-18) e “Saul e Davide” (1646) sono i due dipinti di Giovanni Francesco Barbieri detto il Guercino (1591-1666) esposti a Palazzo Barberini.

9. Di Valentine de Boulogne (1591-1632) troverete tre dipinti, qui sotto in ordine cronologico e con alcuni particolari.

“La cacciata dei mercanti dal tempio” 1618-22
“La cacciata dei mercanti” (part.)
“Ultima cena” 1625-26
“Ultima cena” (part.)
“Giudizio di Salomone” 1627-30
“Giudizio di Salomone” (part.)

10. “Resurrezione di Lazzaro” 1655-60 di Mattia Preti (1613-1699)
Il corpo di Lazzaro, quasi una foto in bianco e nero, ricorda alcune tele di Jusepe de Ribera (cfr. Trinità 1635-36 al Prado, Apollo e Marsia 1637 a Capodimonte, Martirio di San Filippo 1639 al Prado). La soluzione adottata, tra luminismo e post-caravaggismo, è straordinaria. La luce filtra in diagonale mettendo in evidenza il gesto di Gesù cui rispondono le altre mani sollevate in segno di stupore. E il gioco chiaroscurale che evidenzia il passaggio dalla morte alla vita.

Tutte le foto di questa pagina sono state scattate il 6 aprile 2025.
Copertina: “Il ratto delle Sabine” (1505-1510) di Giovanni Antonio Bazzi (1477-1549) detto il Sodoma.
La riproduzione delle opere non ha alcuno scopo commerciale, ma solo quello di promuovere la Pinacoteca e stimolare nei lettori la voglia di visitarla.

Biglietto d’Ingresso:
Palazzo Barberini
Clicca sul biglietto d’ingresso per saperne di più sulle Gallerie d’Arte Antica di Palazzo Barberini e Corsini

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