Travels Emotions

The Museum of Antropology
at the University of British Columbia

...e il profondo rispetto per tutte le Culture

Non sembri esagerata quest'affermazione. La sensazione nell'entrare al MOA, soprattutto scendendo la prima rampa, circondato a destra e sinistra dai simboli delle culture aborigene del nord America, e poi arrivando alla Great Hall, tutta occupata dagli immensi totem, da imbarcazioni, da sculture primitive di enormi dimensioni, è quella di profondo rispetto per le popolazioni aborigene, la loro arte, le loro tradizioni, la loro cultura in genere. Ma è a questo punto che soggiunge un'amara constatazione: tutti questi simboli non dovrebbero trovarsi in un museo. Potete scoprire che questo è lo stato d'animo degli stessi artisti che li hanno realizzati leggendo una riflessione che trovate tra le fotografie che vi propongo: "Quando vado nei Musei e osservo le Collezioni, mi si spezza il cuore. Così, parlo con gli oggetti, mi presento e dico loro che capisco che sono lontani dal loro popolo e dal loro scopo. Dall'altro lato, sono felice e orgoglioso di poter essere vicino a questi oggetti sacri". Questo duplice sentimento vi accompagnerà alla scoperta delle culture di tutto il mondo, in un'interminabile visita tra vetrine ricolme di oggetti, imbarcazioni primitive, capi d'abbigliamento fatti di paglia e piume, strumenti per la caccia e oggetti rituali. E sempre nel nome del rispetto e del diritto di esistere e sopravvivere di tutte le culture!!

The British Columbia Aboriginal Collection

1. Lungo la rampa di accesso alla Great Hall, sono allineati a destra e sinistra numerosi totem e altri oggetti, soprattutto in legno scolpito, come questa “grave box” della Nazione Musqueam. Va detto, infatti, che tutta l’area dove sorge Vancouver, inclusa la penisola Point Grey dove sorge il Museo, apparteneva a questa First Nation. Oggi, i Musqueam Community Center e Cultural Center si trovano poco più a sud della zona universitaria, sul braccio nord del delta del Fraser.
◀️🔽 Cacciatore con sonaglio e coltello affronta l’orso
🔽 11 diversi nomi per la parola “pagaia” (nelle 35 lingue)

Dłam (totem) raffigurante (dall’alto):
leone marino, uccello, balena, orso
da Fort Rupert (1890)

Dłam (totem) dalla casa di Ma’m’cit: Antenato con un Sisiyutł (serpente)
da Hope Island (1900)

Dłam (totem) dalla casa di Ma’m’cit: Antenato con una testa umana
da Hope Island (1900)

🔼 Yak’anťak’w (totem dalla cui bocca il cerimoniere si rivolgeva agli ospiti) da Blunden Harbour (1890) e 🔼 qui sopra tre tavole (1890) con animali sacri dal forte significato spirituale per le comunità di Quw’utsun (Coast Salish).

GyaaGang (totem) da Raven House: 
uomo, cucciolo d’orso, orso, uomo
da Haida Gwaii (1850)

GyaaGang (totem): uomo, grizzly, rana, figura con cappello
da Haida Gwaii (1860)

Dłam (totem) dalla casa di Ma’m’cit:
Orso che regge un uomo
da Hope Island (1900)

2. The Great Hall è un’ampia sala illuminata da enormi vetrate, in cui sono esposti alti e imponenti totem, imbarcazioni, e cassettoni di varie forme e misure per la conservazione dei beni ma anche delle memorie familiari. Il rapporto delle popolazioni native con la Natura circostante, ma soprattutto con quelle Forze da cui dipendeva la propria sopravvivenza era ed è tuttora un rapporto basato su un profondo sentimento spirituale.

🔼Galüünx (cassettone) di legno di cedro rosso, da Ts’msyen del 1860 e uno 🔼 del 1880. Il più antico è dipinto con il tradizionale ossido di ferro. Il più recente, invece, con un pigmento introdotto più tardi dai commercianti di pellicce.

🔼Hunclee-Quilas, una gelwa (canoa) realizzata nel 1934 da David Shaw e ridipinta da Bill Reid nel 1967. 🔼 Canoa realizzata da Qap’u’luq (John Marston) nel 2024. Il cartello invita i visitatori a toccarla gentilmente avendo “buoni pensieri”. Secondo l’autore, infatti, i “buoni pensieri”, trasferendosi alla canoa, proteggono i passeggeri dai pericoli.

In primo piano: due house-dish a forma di castoro (1872). Al centro: un house-dish a figure umane (1910).
In fondo: due kulus (uccello mitologico, 1880) sovrastato da un’aquila (1937). 
Questi oggetti risalgono al periodo del “Potlatch Ban” (1885-1951), quando il Governo Canadese, per accelerare l’assimilazione delle popolazioni della Northwest Coast, proibirono la tradizionale cerimonia del Potlatch, in cui le famiglie più abbienti distruggevano o distribuivano agli ospiti alcuni beni, a dimostrazione della loro ricchezza. 

Cuáxsi (House-front pole) from Galuthudala House (1890)

Questo grande house post si trovava all’interno della Klix’ken Gukwudzi (Casa del leone marino), a Xwatis, un villaggio nel nord dell’isola di Vancouver, presso la Nazione Kwakwaka’wakw. Alle due estremità della trave trasversale potete notare i leoni marini che danno il nome alla casa. Dietro, sorgeva il grande totem raffigurante l’antenato della famiglia, preceduto da due schiavi che reggono un banchetto cerimoniale. Questi simboli sono tipici della cultura  Kwakwaka’wak e dimostrano la sacralità della casa e la credenza in un’origine mitica della loro stirpe.

3. Nelle didascalie sono presentate le idee, le credenze, i sentimenti, la spiritualità, delle popolazioni native. Tra queste, la sacralità degli stessi totem scolpiti nel legno, raffiguranti ora animali sacri, ora gli antenati, ora figure mitologiche. Un dibattito molto interessante è quello sulla restituzione di queste opere alle comunità e sulla loro conservazione o deperimento naturale. Alcune comunità lasciano ritornare i loro pali sacri alla Natura.
4. Non solo totem. Dopo la Great Hall, altre sale esibiscono una ricca collezione di maschere rituali, utilizzate per cerimonie religiose, riti di passaggio o danze che si organizzano in occasioni di particolare importanza per la vita delle comunità. Dopo la “Bill Reid Rotunda”, dove si ammira l’opera “The Raven and the first Men” (vedi note a piè di pagina) si accede alle “Multiversity Galleries”, l’immensa collezione di manufatti provenienti da ogni angolo del pianeta del MOA, e non stupitevi se alla fine, stanchi e già pieni di suggestioni, ci trovate anche una sala dedicata alle ceramiche italiane!!

Popoli dell'Oceania

Papua Nuova Guinea: vaso per il sago

Papua Nuova Guinea: vaso per il sago

Popoli dell'Asia

Popoli dell'Africa

Popoli dell'America meridionale

Popoli dell'Europa

La ceramica europea

Tra le varie tradizioni artigiane e manufatturiere che rappresentano le culture europee al MOA, ampio spazio è dedicato alla ceramica. A partire dalla ceramica cipriota dal secondo millennio a.C. fino al periodo romano. Una così ampia presenza di reperti di Cipro è dovuta alla donazione di Luigi Palma di Cesnola, console americano sull’isola e appassionato archeologo. E non potevano mancare Faenza, Delft e altre note produzioni.

Arrivederci!

Foto ricordo

Tutte le foto di questa pagina sono state scattate il 17 maggio 2025.
Copertina: “The Raven and the first Men” (1980) di Bill Reid, esposta nella “Bill Reid Rotunda” del MOA, è la versione in cedro giallo e su larga scala (1,9 x 1,9 m.) della stessa scena mitologica (il Corvo che scopre i primi uomini in una conchiglia) che Reid ha rappresentato più volte in diverse forme, misure e materiali. Un esempio in onice bianco lo potete vedere nella Bill Reid Gallery in centro a Vancouver. Per saperne di più su quest’opera potete consultare la pagina relativa sul sito del MOA. Il Museo conserva oltre 37,000 manufatti etnici, 500,000 reperti archeologici e 90,000 fotografie storiche. Circa 50,000 di tutti questi pezzi sono consultabili on-line.
Foto ricordo: L’ingresso del MOA che occupa la punta nord-ovest della penisola di Point Grey, dove sorge la University of British Columbia, con le sue strutture didattiche, vari musei, un orto botanico e persino un Golf Club.
La riproduzione delle opere non ha alcuno scopo commerciale, ma solo quello di promuovere il Museo e stimolare nei lettori la voglia di visitarlo.

Biglietto d’Ingresso:
UBC Museum of Antropology
Clicca sul biglietto d’ingresso per saperne di più sul
Museo di Antropologia dell’Università della British Columbia

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