2. I due fratelli Crivelli, Carlo il maggiore e Vittore il minore, veneziani, sono presenti in molte chiese e pievi delle Marche, il territorio dove furono più attivi. Dopo gli studi a Padova alla scuola dello Squarcione, e una lunga presenza in Croazia al seguito del compagno di studi Giorgio Ćulinović (Giorgio Schiavone), entrambi sono nelle Marche, Carlo più nell’Anconetano, Vittore più nel Fermano. Moltissime altre opere, però, sono sparse per il mondo, da Budapest a Honolulu, da Brera alla National Gallery di Londra, che seppe accaparrarsi molti capolavori, per lo più pale d’altare già smembrate a causa del collezionismo settecentesco romano. Perché tanti capolavori sono finiti all’estero? Il conservatorismo di Carlo (emulato dal fratello minore), che non entra nella scia dei rinnovatori rinascimentali veneti (Bellini, Mantegna), seppur aprendosi alla prospettiva, rimane ancorato a un decorativismo primitivo, con soluzioni formali classiche seppur arricchite da alcuni elementi peculiari: il frequente uso simbolico dei frutti e un intenso espressionismo che rende la staticità dei personaggi meno obsoleta. Questo restare ancorati al passato ha determinato l’oblio dei Crivelli nel ‘500 e ‘600, riscoperti poi a partire dal ‘700 quando, di conseguenza, è cominciata la fortuna delle loro opere sul mercato internazionale.