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Szépművészeti Múzeum

Gli illustri di Budapest

Impressionante il numero e la qualità dei dipinti europei in questo Museo aperto nel 1906, nato mettendo insieme le tante collezioni dell'aristocrazia del periodo austro-ungarico, prima fra tutte quella dei principi di Esterházy. La sezione egizia e la sezione greco-romana vi daranno enormi soddisfazioni, ma la passeggiata nelle sale della pittura europea dal '300 all'800 vi lascerà letteralmente a bocca aperta, non solo per la qualità, ma anche per il numero di autori rappresentati. Se parliamo di emozioni, ebbene, il dipinto che mi ha letteralmente "stregato" è sicuramente "Ritratto di giovane uomo" del Giorgione. Ma tanti altri non sono certo da meno, da Raffaello a Dürer, da El Greco a Tiziano. Il Museo, dopo vari ripensamenti, tiene insieme le collezioni di arte europea e mondiale, con quella ungherese della ex Galleria Nazionale, il tutto fino a '800 incluso, mentre per il '900 bisogna andare a Buda. Ma vi assicuro che, dopo una mattinata al Museo di Belle Arti, sarete pienamente sazi di bellezza.

Pittura europea

“Vergine con Bambino” 1450
Bono da Ferrara (doc. 1442-1461)

“Vergine con Bambino sotto un arco” 1450-55
Petrus Christus (1410-1476)

“Vergine con Bambino e Santi” 1460
Andrea del Verrocchio (1435-1488)

“Vergine in trono con Bambino e Santi” 1470-71
Fra Diamante (1430-1498>)

“Vergine con Bambino e Santi e sei angeli” 1473
Giovanni di Piermatteo Boccati (1410-1486)

“Madonna in trono con Bambino, Santi e angeli” 1479
Antonio di Agostino da Fabriano (1420-1489)

Il confronto:

1. Di Filippino Lippi il Szépművészeti conserva questa Madonna con Bambino che appare a un frate sponsorizzato da San Francesco. Lo possiamo vedere a fianco a un’altra tela del periodo giovanile di Filippino, oggi conservata alla National Gallery di Londra. Entrambe vengono considerate del periodo “botticelliano”, quando il giovane Filippino, morto il padre Filippo, rimane a bottega dal di lui aiutante, Sandro Botticelli. Se ne distaccherà più tardi per uno stile più vistoso, quasi manierista, come possiamo vedere negli affreschi della Cappella Strozzi in S. Maria Novella. In questa fase, invece, le figure sono ancora leggiadre e semplici secondo lo stile elegante e lineare della Firenze del Magnifico. Uniche differenze tra i due dipinti, la complessità del paesaggio sullo sfondo e la maggiore espressività dei personaggi, segno di una maturazione degli ultimi dieci anni.

“Apparizione della Vergine col Bambino…” 1475
Filippino Lippi (1457-1504)

“Vergine con Bambino, San Gerolamo e San Domenico” 1485
Filippino Lippi (National Gallery, Londra)

L'approfondimento:

2. I due fratelli Crivelli, Carlo il maggiore e Vittore il minore, veneziani, sono presenti in molte chiese e pievi delle Marche, il territorio dove furono più attivi. Dopo gli studi a Padova alla scuola dello Squarcione, e una lunga presenza in Croazia al seguito del compagno di studi Giorgio Ćulinović (Giorgio Schiavone), entrambi sono nelle Marche, Carlo più nell’Anconetano, Vittore più nel Fermano. Moltissime altre opere, però, sono sparse per il mondo, da Budapest a Honolulu, da Brera alla National Gallery di Londra, che seppe accaparrarsi molti capolavori, per lo più pale d’altare già smembrate a causa del collezionismo settecentesco romano. Perché tanti capolavori sono finiti all’estero? Il conservatorismo di Carlo (emulato dal fratello minore), che non entra nella scia dei rinnovatori rinascimentali veneti (Bellini, Mantegna), seppur aprendosi alla prospettiva, rimane ancorato a un decorativismo primitivo, con soluzioni formali classiche seppur arricchite da alcuni elementi peculiari: il frequente uso simbolico dei frutti e un intenso espressionismo che rende la staticità dei personaggi meno obsoleta. Questo restare ancorati al passato ha determinato l’oblio dei Crivelli nel ‘500 e ‘600, riscoperti poi a partire dal ‘700 quando, di conseguenza, è cominciata la fortuna delle loro opere sul mercato internazionale.

“Madonna col Bambino” 1476-77
Carlo Crivelli (1430-1494)

“Madonna col Bambino” 1481-82
Vittore Crivelli (1440-1501)

“Trittico del Calvario” 1480
Hans Memling (1430/40-1494)

“Adorazione dei pastori” 1485
Gerard David (1460-1523)

“San Giovanni Evangelista a Patmos” 1480-85
Domenico Ghirlandaio (1449-1494)

“Vir Dolorum” 1490
Giovanni Santi (1435-1494)

“Morte della Vergine” 1491
Hans Holbein il vecchio (1460-1524)

“Vergine e Bambino con San Francesco…” 1500
Vincenzo Catena (1480-1531)

La curiosità:

3. Di Raffaello Sanzio (1483-1520), il Szépművészeti conserva queste due tele: La prima tela è stata sempre conosciuta come “Ritratto di giovane”, solo recentemente il suo protagonista è stato identificato come Ippolito d’Este, nipote di Beatrice d’Aragona, moglie di Mattia Corvino, re d’Ungheria. La seconda tela, invece, è nota come “Madonna Esterházy”. Entrambe le opere sono legate a una storia curiosa e particolare: la notte del 5 novembre 1983, insieme ad altre tele del Giorgione, Tiepolo e Tintoretto furono trafugate da una banda di ladri italiani, e recuperate dopo 79 giorni dai Carabinieri italiani in collaborazione con la polizia ungherese e greca. Le tele, infatti, erano nascoste nel giardino di un convento nel Peloponneso. La storia delle indagini è molto avvincente e la potete leggere in un articolo de “Il Sole 24 Ore”.

“Ritratto di Ippolito d’Este” 1503-05

“Vergine con il Bambino e San Giovannino” 1508

“Ritratto di giovane uomo” 1508-1510
Giorgione (1478-1510)

L'analisi:

4. Alcune caratteristiche di Sebastiano del Piombo (1485/86-1547) sono riscontrabili in queste due tele della giovinezza e della prima maturità: la scarsità dei particolari (niente sfondo nella tela della donna, niente accessori né gioielli nel ritratto maschile e un certo monocromatismo). Inoltre, possiamo notare l’opposizione dei movimenti della donna: la testa verso destra, il braccio a sinistra. Sembra essere una sua caratteristica, che incontriamo anche in altre tele, per dare “movimento” alla scena.

“Ritratto di giovane donna” 1508

“Ritratto di un uomo” 1512-14

Il rammarico:

5. Jacopo Negretti detto Palma il vecchio (1480-1528) può vantare una prolifica produzione sia di grande formato, come le numerose pale d’altare, che piccolo. E sia di soggetto mitologico che sacro. È noto, infatti, per le svariate “sacre conversazioni” in cui, però, dà ampio risalto ai committenti, segno di acume imprenditoriale. La sua pittura è caratterizzata da paesaggi luminosi (Bellini), eleganza cromatica (Tiziano), introspezione psicologica (Giorgione). Non essendo, dunque, da meno dei “mostri sacri” del rinascimento veneziano, va ricordata la grande mostra che gli fu dedicata dall’Accademia Carrara (GAMC) di Bergamo nel 2015, quando entrambe le tele del Szépművészeti furono mandate in tourné nel Belpaese. Peccato che me la sia persa!

“Ritratto di giovane uomo” 1510

“Ritratto di una giovane” 1510

“Adorazione dei pastori” 1510
Ridolfo del Ghirlandaio (1483-1561)

“Santa famiglia con angelo” 1515-20
Raffaellino del Garbo (1470-1527)

La classifica:

6. Lucas Cranach il vecchio (1472-1553) ha uno stile inconfondibile. A mio parere le tele del Szépművészeti sono tra le più belle in circolazione anche se il podio spetta ad altri tre capolavori. Difficilissimo scegliere visto che ha prodotto oltre 400 opere!!

“Matrimonio mistico di S. Caterina”
1516-18

“Vecchio e giovane donna”
1522

“Salomè con la testa del Battista”
1530

1° “Giuditta vittoriosa” 1530
del Jagdschloss Grunewald – Berlino

2° “Venere e Cupido” 1529
della National Gallery – Londra

3° “Le tre Grazie” 1531
Museo del Louvre – Parigi

“Morte di Lucrezia” 1530-35
Sodoma (1477-1549)

“Vergine, Bambino e tre angeli” prima metà del 1500
Pontormo (1494-1556-57)

La disputa:

7. La disputa intorno al rapporto tra Tiziano Vecellio (1485/90-1576) e Giorgione non è ancora chiusa: l’interpretazione basata sulle notizie del Vasari, rimasta per molto tempo quella più accreditata, è che Tiziano fosse fortemente influenzato da Giorgione, di cui avrebbe frequentato la bottega. Ma l’esistenza di una bottega di Giorgione non è mai stata dimostrata. Oggi si tende a ritenere che il rapporto tra i due fosse piuttosto alla pari, con uno scambio di influenze che coinvolgeva anche l’amico Sebastiano del Piombo ma senza che Tiziano assumesse del tutto il carattere contemplativo dei personaggi Giorgioneschi e rimanendo fedelmente ancorato al proprio stile in cui è piuttosto il vivace cromatismo a rappresentare la cifra stilistica.

“Vergine con Bambino e San Paolo” 1540

“Ritratto di Settimia Jacovacci” 1545

“Cristo e le adultere” 1540
Benvenuto Tisi detto il Garofalo (1481-1559)

“Venere, Cupido e la Gelosia”1550
Agnolo di Cosimo detto il Bronzino (1508-1572)

La zoomata:

8.  Il Trittico “Il Giardino delle Delizie” è attribuito a Hieronymus Bosch, noto per i suoi dipinti surrealistici e simbolistici. Sono dipinti che vanno osservati con la lente di ingrandimento, pur avendo una studiata composizione che può essere goduta solo allontanandosene. Il Trittico originale, conservato al Prado di Madrid, è costituito da un riquadro centrale, il Giardino delle delizie per l’appunto e due ante laterali, a sinistra la Creazione con Adamo ed Eva, a destra l’inferno. Il Trittico chiuso, invece, rappresenta la “Creazione del mondo”. A Budapest è esposta una delle copie del riquadro centrale che tanto successo ebbero nell’Europa del XVI secolo. L’animata scena rappresenta i piaceri della vita terrena, come effimeri e fragili, quasi fossero un’anticamera dei dolori dell’Inferno. Molti dei simboli sono di difficile interpretazione.

“Il Giardino delle Delizie” 1550-60
seguace di Hieronymus Bosch

“Il Giardino delle Delizie” 1550-60 (part.)
seguace di Hieronymus Bosch

“Il Giardino delle Delizie” 1550-60 (part.)
seguace di Hieronymus Bosch

“Il Giardino delle Delizie” 1550-60 (part.)
seguace di Hieronymus Bosch

“Vergine con il Bambino e Sant’Anna” 1570
Girolamo Macchietti (1535-1592)

“Betsabea al bagno” 1605
Aurelio Lomi (1556-1622)

“Gesù e la samaritana” 1596-97
Annibale Carracci (1560-1609)

“Adorazione dei pastori” 1603-4
Guido Reni (1575-1642)

“Scena di taverna” 1618-19
Diego Velázquez (1599-1660)

“Giaele e Sisara” 1620
Artemisia Gentileschi (1593-1654)

“San Gerolamo” 1620
Jusepe de Ribeira (1591-1652)

“Maddalena penitente” 1625
Gerard Van Honthorst (1592-1646)

“Diana trasforma Atteone in cervo” 1603-03
Cavalier d’Arpino (1568-1640)

“Giuseppe e la moglie di Putifarre” 1650
(part.) Felice Ficherelli (1603-1660)

La contraddizione:

9. Il ‘700 e Sebastiano Ricci (1659-1734). Il barocco, quasi rococò. Manierismo nella sua accezione più negativa: il copiare le forme altrui, cosa per cui Sebastiano Ricci fu largamente criticato. Una certa pomposità artificiosa. Eppure, Sebastiano Ricci mi è sempre piaciuto. Classicismo, nella composizione e nei soggetti. Il colore, il movimento che la composizione, complessa ma al tempo stesso lineare, esprime. Le atmosfere. Non saprei… ma le tele del Ricci, quando si arriva alle sale del ‘700, sono quelle che, Canaletto a parte, mi fanno dimenticare la nostalgia per i secoli addietro.

“Mosè difende le figlie di Jetro” 1720

“Betsabea al bagno” 1724

La mancanza:

10. Pur mancando in collezione un dipinto del Canaletto, possiamo ricostruire l’evoluzione del vedutismo di origine veneziana osservando, e ammirando, due tele del padre Bernardo Canal, da cui Antonio imparò e due tele del nipote, figlio della sorella Fiorenza, Bernardo Bellotto, di cui fu mentore e che si affermò in varie corti europee.

“Il tempio di Antonino e Faustina a Roma” 1720-21
Bernardo Canal (1674-1744)

“Piazza del Campidoglio a Roma” 1720-21
Bernardo Canal (1674-1744)

“Il fiume Arno a Firenze” 1740
Bernardo Bellotto (1722-1780)

“Piazza della Signoria a Firenze” 1740
Bernardo Bellotto (1722-1780)

Arte plastica europea

“Vergine con Bambino” 1438
Michelozzo di Bartolomeo (1396-1472)
“Vergine con Bambino” XV sec.
Domenico Rosselli (1439-1498)
“Vergine con Bambino” XV sec.
Francesco di G. Martini (1439-1501)

Raccolta egizia

La ricca collezione di mummie, stele, sarcofagi, provenienti dall’antico Egitto riempie una metà del piano seminterrato del Museo. L’altra metà è occupata dai reperti romani. La visita della pinacoteca, d’altra parte, necessita di circa due-tre ore, e ciò lascia ben poche energie fisiche e mentali per visitare le sezioni egizia e greco-romana. A meno che non le si visiti per prime. Qui mi limito a dare un’idea della ricchezza del patrimonio esposto: potete vedere la stele funeraria di Rudj-ahau, un alto dignitario, con la moglie Ipepi dietro di lui, la stele di Taweretherti, che offre una libagione al dio del sole Re, con testa di falco, seduto in trono, e a destra, la stele in cui Samut, il capo famiglia e sua moglie con due figli nel registro sottostante adorano la dea Nekhbet-Renenutet, dea protettrice dei raccolti e delle provviste.

Raccolta greco-romana

La collezione greco-romana include pezzi che vanno dal terzo millennio avanti Cristo fino al settimo secolo d.C. Conta circa 6000 reperti a cui si aggiungono i 35000 testi conservati nella Biblioteca annessa al Dipartimento di Antichità Classiche. Annovera pezzi di grande valore come la statuaria greca, romana ed etrusca, nonché dell’Egitto greco-romano. Senza alcuna pretesa di scientificità, e preso dalla stanchezza al termine della mattinata, ho scattato qualche foto ai reperti che mi hanno colpito durante la mia breve passeggiata. Ecco dunque il mosaico proveniente dal territorio dell’attuale Tunisia, a sx, che rappresenta Orfeo che suona la lira. Numerose sono le statue, tra cui quella di Isis (prima da sx) e quella di Apollo (centrale). Nonché erme marmoree e vasellame di diversi tipi, epoche, e aree di provenienza.

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Arrivederci!

Foto ricordo

Tutte le foto di questa pagina sono state scattate il 26 marzo 2023.
Copertina: Facciata del Museo di Belle Arti in Hősök tere (Piazza degli Eroi).
Il confronto: La foto della tela di Filippino Lippi di Londra è stata scattata il 28 marzo 2023. Lo sfondo grigio indica, appunto, l’estraneità della tela al Museo di Budapest, qui rappresentata solo allo scopo di confrontare le due tele.
La classifica: Le foto su sfondo grigio e con didascalia verde sono scaricate dalla rete e sono indicate come di “pubblico dominio”.
Angolo del Buongustaio: Dopo la faticosa visita all’enorme Museo di Belle Arti, non era il momento per Gulash o altri succulenti piatti ungheresi… ho optato invece per una “leggerissima” wiener schnitzel con patatine fritte al centralissimo Café Vian nella pedonale piazza Ferenc Liszt…
Angolo della birra: …accompagnata da un’ottima IPA che porta il nome della città.
Foto ricordo: La “Román Csarnok” (Sala romanica), distrutta durante la seconda guerra mondiale e ricostruita solo a partire dal 2015, è diventata un Museo nel Museo. Non ho avuto il tempo di dedicarmi a questa ulteriore preziosa opera d’arte ma vi consiglio di ammirarne le sculture e le pitture murali scorrendo le foto sul sito dedicato.
La riproduzione dei reperti e delle opere non ha alcuno scopo commerciale, ma solo quello di promuovere il Museo e stimolare nei lettori la voglia di visitarlo.

Biglietto d’Ingresso:
Szépművészeti Múzeum
Clicca sul biglietto d’ingresso per saperne di più sul Museo di Belle Arti di Budapest

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